Il tempo di un tempo.

I Nivari.

cropped-reggiolacom.jpgNei freddi inverni Longobucchesi, alcuni testardi montanari, pensavano bene di raccogliere la neve abbondante per conservarla in luoghi ad altitudine elevata*. In questi luoghi veniva recuperata una fossa abbastanza profonda, successivamente coperta di paglia e frasche, adibendola in modo rurale ad uso di deposito. La neve fresca andava battuta con forza per essere poi coperta con altra paglia ed altre frasche.

Non tutti potevano svolgere questa mansione, chi si appropinquava a farlo doveva essere munito di previa autorizzazione del comune, il che comprendeva anche il pagamento di un canone.

Si otteneva in estate da questa neve, detta ciciarusa ( In granuli) la Scirubetta, una  sorta di granita, a cui venivano aggiunti aromi vari ed ovviamente zucchero.  A volte veniva confezionato un sorbetto più complesso, ovviamente nei luoghi pubblici, più in generale però, la neve veniva in estate trasportata dai muli anche fuori dal paese. In alcuni casi veniva anche utilizzata a scopo curativo.

*Una neviera si trovava in una zona denominata Macchja e ru catarraru

   ♦ Per saperne di più.

Il modo di dire U nna porta niva a Paluri (non porterà a termine il progetto) è legato al fatto che le alte temperature non permettevano l’arrivo della neve in paese, appunto a Paludi.

Come succedeva per molti soprannomi, anche questo mestiere originò una razza, appunto i Nivari.

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