CASTAGNE CALABRASI

PROBABILMENTE IL TESTO RIPORTATO sotto…… storia delle castagne,è vecchio di più di 10 anni perchè non parla del ormai famoso cinipide( vespa )cinese ultima piaga per le castagne per la sua potenza nel ridurre la produzione del frutto .

parco della sila

Una volta                         le castagne erano chiamate
“ pane d’albero”,ed erano una risorsa
insostituibile per i poveri del paese perché riuscivano,
nei momenti difficili a risolvere il problema dei pasti giornalieri
saporiti e sostanziosi. Per decenni ha sfamato generazioni di contadini
tri222facendo le veci sia del pane che del companatico.
Secondo un vecchio detto,le tre castagne del riccio erano destinate
una al padrone,una al contadino,una ai poveri.
Storicamente il castagno ha avuto un’importanza elevatissima
come fonte primaria di cibo per essere umani,bestiame e animali selvatici.
Un’intera catena alimentare era basata sulla produzione annuale di castagne.
Oggi giorno gran parte della produzione è destinata al mercato del prodotto fresco ed essiccato (80% in Italia),vacca podolica 1
cibo per il bestiame (5-10%,soprattutto bestiame suino,
la cui carne assume caratteristiche superiori quando viene alimentata con castagne) e per l’industria dolciaria (10-15%). Molto limitato,rispetto al passato,è l’uso  come legname da costruzione di pali e lanciale usati in viticoltura,frutticoltura e nel settore ornamentale come sostegni per le giovani piante.

mandria podolicaIl castagno è conosciuto ed apprezzato anche dai Greci
che ne hanno sviluppato la coltivazione,
selezionando nuove varietà e consumandone i frutti in vario modo
( ad es.pane nero di Sparta,sfarinate,minestre,ecc.).
Il profeta Isaia,il poeta Omero,lo storico Senofonte ed il medico Ippocrate
già menzionano le castagne nelle loro opere.
Greci,Fenici ed Ebrei commerciano le castagne
in tutto il bacino del Mediterraneo. tria22
Durante il periodo della Magna Grecia,frutti e piantine giungono
ripetutamente nell’Italia meridionale,specialmente in Calabria,
dove s’incontrano favorevoli condizioni per la castanicoltura.
Ben presto i Romani scoprono le svariate potenzialità del castagno:l’abbondante produzione di frutti,
il loro elevato valore alimentare e l’estrema versatilità del consumo,
la straordinaria capacità pollonifera della pianta e l’enorme produzione
di legname e paleria,l’inesauribile vitalità dell’albero e il facile attecchimento
portale112degli innesti,l’utilizzo della corteccia,delle foglie e dei fiori nella farmacopea,il gradevole sapore amarognolo del miele,ecc.
Fra i numerosi autori romani che trattano del castagno,in campo agronomico,forestale,storico,culturale,culinario,poetico e medico-scientificonario,primeggiano panaroPlinio,Colonnella,Palladio,Tito Livio,Marrone,Virgilio,Ovidio,Apicio e Dioscoride Pedanio.
Ben presto,all’incirca intorno al  l° secolo a.C. Roma diventa il centro europeo
della castanicoltura,nonché della selezione di nuove varietà e della
diffusione della coltivazione in Italia,Francia,Spagna,Portogallo,Svizzera
e Britannia,ove vengono impiantati numerosi ed estesi castagneti da frutto,
boschi cedui da legno e da paleria. Plinio il Vecchio,
nel l° secolo d.C. traccia nella sua celebre “Storia naturale “
un affresco quanto mai edificante e preciso della Castanea di cui
distingue già otto raggruppamenti varietali.
Il grande cuoco Apicio,in servizio presso l’imperatore Augusto,
presenta nella sua opera gastronomica anche una ricetta intitolata
“Lenticchie di castagne “.
Alla fine dell’Vlll secolo d.C.,
Carlo Magno raccomanda
l’impianto di nuovi castagneti sulle proprietà reali.
Nel corso del X secolo d.C. TESTA1
più volte vengono ricordati i castagnatores;
agricoltori specializzaREGGIOLA VIAti nella raccolta e successiva
lavorazione delle castagne. Spesso sono gli ordini religiosi,
i monaci ed i frati a farsi carico di ampi rimboschimenti su
vaste aree pedemontane,mediante la messa a dimora di un elevatissimo
numero di piantine di castagno. Durante il Medio Evo migliora non solo
la coltivazione ma anche la conservazione e la trasformazione delle castagne.
Alla fine dell’Xl e nel corso del Xll secolo,si diffonde in Lombardia il termine
CASTAGC“ Marroni “ per indicare le migliori qualità di castagne,che sono quelle più dolci,acquose,saporite,grosse e facili da sbucciare,più adatte per il consumo fresco e per la sfarinatura.
In Calabria,
le castagne rappresentano
ormai uno dei principali prodotti agricoli
della provincia di Cosenza ed occupano,
con boschi e selve castanili,una vasta area pedemontana
fra l’Aspromonte e la città di Catanzaro.20151019_155834

ELENCO DELLE VARIETA’ DI CASTAGNO PRESENTI  IN CALABRIA.
CULTIVAR CALABRESI:

1.Nserta Rossa 2. Nicotera 3.Nsalernitana 4.Selvatico di Cenadi 5.Palermitana.
6.Riggiola 7.Nserta 8.Mamma 9.Lucente di Cicala 10. Lucente di Umbriatico 11.
Corvine 12. Pallone Rossa 13. Ruvellise 14. Riggiola Americana 15.
Inserta Tardiva 16. Carmelitana 17. Rusellara 18. Pompa
19. Stefanocerre 20. Arturo 21. Gesuffata 22. Petraniara
20151027_17082823. Curcia Tabaccane 24. Valeriana 25. Mangina
26. Salernitana 27. Fidale 28. Pompa Rossa 29. Uveve
30. Giacchettara 31. Inserta Pelermiti 32. Inserta di Olivati
33. Inserta Oliveti 34. Pompa Nera 35. Inserta Pilusa 36. Natalina 37. Mamma Nera 38. Cerisana
39. Selvatico di Gagliano 40. Insalernitana di Serrastretta
41. Rossa Cicolana 42. Lucente di Serrastretta 43. Mamma Panettieri
44. Curcia Speciale

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